mercoledì 25 dicembre 2013

Winter Wonderland (Tag)

Buon Natale!
Approfitto di questo carinissimo booktag invernale che ho trovato su youtube (qui il link) per farvi tanti tanti auguri :) 
Le domande sono sei e naturalmente sentitevi liberi di rispondere al tag.



#1 -Quale libro è così caldo e tenero da scaldarti il cuore?
Per rispondere a questa domanda ho cercato a lungo nella mia libreria ma, sinceramente, non sono molto una "tipa" da romanzi teneri e coccolosi. Tra quelli che mi sono piaciuti di più e soprattutto mi hanno fatta commuovere (e per commuovere intendo piangere a dirotto come una bambina che ha appena scoperto che babbo natale non esiste) ho scelto Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer.
Consigliato anche il film.




#2 - Qual è il tuo libro preferito con la copertina bianca?
Qui mi stavo per buttare sui classici Einaudi, che hanno tutti la copertina bianca, ma poi mi sono accorta che anche uno dei miei libri preferiti ce l'aveva! Quindi, senza esitazioni, rispondo con Cercando Alaska del mio amato John Green.





#3 - Sei seduto/a su una bellissima e comodissima poltrona, nel tuo pigiama preferito, con la copertina della nonna sulle gambe e sorseggi una cioccolata. Ma che librone/mattone stai leggendo?

Non sono una tipa di big books, ne ho diversi ma tra quelli che ho pochi mi sono piaciuti davvero tanto. Per il resto, da quando ho il mio caro kobo, cerco di prenderli in ebook (riesco a finirli molto più in fretta). Ma sicuramente il librone che non mi stancherò mai di rileggere nonostante la mole, e nonostante i contenuti, è Un uomo della mia adorata Oriana Fallaci.

#4 - Sta iniziando a nevicare! E' ora di una battaglia a palle di neve... che personaggio vorresti sfidare?
Giusto per il gusto di farle un po' male, scelgo Ruth di Non lasciarmi.


#5 - Sfortunatamente il fuoco si sta spegnendo! Di che libro bruceresti gli ultimi capitoli (per piacere personale o pur di rimanere al caldo)?

Premetto che non brucerei mai un libro (sì, neanche se mi ha fatto schifo) ma dovendo scegliere tra dargli fuoco o morire congelata non esiterei a bruciare gli ultimi capitoli, ma anche qualcosa in più, di Oceano mare di Baricco. Lo so che questo autore è amatissimo ma a me non dice proprio nulla! Forse non l'ho capito ma dopo aver letto vari suoi romanzi sono arrivata alla conclusione che non mi piace. Novecento è l'unico che si salva perché mi è piaciuto, così come Omero, Iliade ma in quest'ultimo caso il "contenuto" non era il suo, quindi... Ecco, il mio problema con Baricco è che non capisco dove voglia andare a parare, che cosa voglia raccontare. Durante la lettura si fa apprezzare, poi arrivata alla fine mi domando sempre... E allora?
Magari qualcuno un giorno riuscirà a farmi ricrede ma per me, ora, è un no!
(P.s.: ho letto anche libri peggiori...)




#6 - Quale libro ti sta così tanto a cuore che lo regaleresti per Natale a qualcuno che non lo ha ancora letto e vorresti lo leggesse?
Di solito non regalo libri perché ho paura di sbagliare, sapendo quanto ogni libro sia personale. Faccio già fatica a consigliarli, figuriamoci!
Se comunque dovessi fare un regalo sceglierei un romanzo che ho letto quest'anno e che è forse la lettura migliore del mio 2013: Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald.











Buon Natale :)

domenica 22 dicembre 2013

"Il risveglio della coscienza" Sostiene Pereira - Antonio Tabucchi

Chi è Pereira?
Pereira è un "personaggio in cerca d'autore" che nel settembre del 1992, come ci racconta Tabucchi nella nota a fine romanzo, andò a trovare il suo scrittore, colui che avrebbe raccolto la sua storia, la sua testimonianza e avrebbe divulgato il suo messaggio.
La storia di quest'uomo ci viene raccontata come fosse una deposizione. Il titolo, "Sostiene Pereira", verrà ripetuto di continuò tra le righe del romanzo, come a sottolineare una certa oggettività da parte dell'autore ma anche per creare empatia con il protagonista.

Siamo in Portogallo, a Lisbona, nella calda estate del 1934, durante i primi anni della dittatura filo-fascista di Salazar. Pereira è un uomo abbastanza in là con gli anni, un giornalista che cura la pagina culturale di un piccolo giornale del pomeriggio, il "Lisboa", obeso e cardiopatico, estremamente abitudinario, che cerca a tutti i costi ti trascorrere una vita il più tranquilla possibile, nella mediocrità più totale. Egli, inoltre, è vedovo e da quando sua moglie è morta è ossessionato dal pensiero della morte, della resurrezione dell'anima e del corpo.
Pereira trascorre le sue giornate tra il suo ufficio, la chiesa dove va spesso a confessarsi da padre Antonio, il cafè Orquidèa nel quale l'amico Manuel, cameriere, gli serve ogni giorno omelette al formaggio e limonata ghiacciata con tanto zucchero, e casa sua, dove Pereira, nella solitudine più completa parla con il ritratto di sua moglie rimasto a fargli compagnia.
La vita statica e monotona del giornalista verrà pian piano sconvolta. Il processo di cambiamento avrà inizio con l'incontro con un giovane scrittore di origini italiane, Monteiro Rossi, che egli contatterà per proporgli, come lavoro, di scrivere dei necrologi anticipati di scrittori e intellettuali per il giornale. Il ragazzo avrà un ruolo decisivo nell'opera di evoluzione di Pereira, non solo perché gli ricorda molto la sua gioventù spensierata e incosciente, ma anche perché, pian piano e con non poche difficoltà, lo aiuterà a capire la bellezza dell'agire seguendo la ragione cuore.
Monteiro, per Pereira, è un po' come quel figlio che non ha mai avuto e per questo, senza rifletterci molto, cerca di aiutarlo come può, pagandolo nonostante i necrologi che egli scriva siano di fatto impubblicabili perché troppo politici.
Il giovane giornalista, spinto anche dalla fidanzata Marta, una ragazza rivoluzionaria e ribelle, con una precisa ideologia politica e con una ferma volontà di lottare contro il regime dittatoriale, viene coinvolto dai ribelli e avrà numerosi problemi con la polizia politica. In tutto questo, Pereira, nonostante voglia aiutarlo, cerca di restare fuori dalla questione, rimanendo fedele alla proprie abitudini e a quell'apatia nei confronti della realtà esterna che lo accompagna costantemente.

Pereira è un cieco. Non vede cosa gli accade intorno, cosa accade nel suo paese, fa addirittura fatica a rendersi conto della censura che minaccia la buona riuscita del suo lavoro. Ma, dal canto suo, egli è anche convinto di non riuscire a fare nulla. Cosa potrebbe mai fare un mediocre giornalista come lui?
"Non è facile fare del proprio meglio in un paese come questo, per una persona come me, [...] io non sono Thomas Mann."
Il senso di inutilità che egli sente sarà destinato a capitolare: alla fine del romanzo Pereira riuscirà a prendere coscienza del proprio ruolo, del ruolo che l'intellettuale deve avere e del ruolo della letteratura, che non è qualcosa di separato dalla storia ma è la storia stessa.
Gli altri momenti decisivi per la trasformazione di Pereira sono due incontri che egli fa, uno durante un viaggio e un altro nella clinica talassoterapica dove si reca per curare la sua cardiopatica.
In treno egli conosce una donna ebrea, la signora Delgado, che lo invita ad agire, nel solo modo che gli è possibile.
Sono ebrea -dice la signora- e non sono felice di quello che sta succedendo in Germania, in
Portogallo. Lei che è un giornalista, faccia qualcosa! Dica la verità, racconti quello che succede, esprima il suo libero pensiero!  
Arrivato in clinica incontra il dottor Cardoso, giovane medico a cui confida le proprie inquietudini e preoccupazioni per ciò che sta succedendo con Monteiro e Marta, ma soprattutto per ciò che sta succedendo in lui, qualcosa di grande che egli non comprende e da cui è spaventato.
Il dottore, dopo averlo ascoltato, gli da la propria opinione illustrando a Pereira la teoria filosofica, che egli condivide, sulla confederazione delle anime. Secondo quest'ultima, nell'anima di ognuno di noi c'è più di una personalità e i cambiamenti nel nostro intimo e le contraddizioni che ci caratterizzano sono dovute all'alternanza di un io predominante. L'inquietudine che avverte Pereira non è altro che il sintomo di un grande cambiamento: un nuovo io egemone sta prendendo "potere" sulle altre personalità.
Segnato da queste esperienze, Pereira farà ritorno a Lisbona. L'episodio finale del romanzo sarà decisivo: la brutalità e la violenza di ciò che accade farà aprire gli occhi a Pereira che finalmente si rende realmente conto di cosa sta succedendo nel suo Paese.

"Se loro avessero ragione la mia vita non avrebbe senso, non avrebbe senso aver studiato lettere a Coimbra e aver sempre creduto che la letteratura fosse la cosa più importante del mondo, non avrebbe senso che io diriga la pagina culturale di questo giornale del pomeriggio dove non posso esprimere la mia opinione e devo pubblicare racconti dell'Ottocento francese, non avrebbe senso più niente, ed è di questo che sento il bisogno di pentirmi, come se io fossi un'altra persona e non il Pereira che ha sempre fatto il giornalista, come se io dovessi rinnegare qualcosa."

Pereira non ha certo le caratteristiche del tipico eroe rivoluzionario, del partigiano che si batte in nome della libertà con coraggio e tenacia. Eppure, in percorso profondamente umano (e non eroico) arriva a scoprire la bellezza della libertà, il piacere di fare qualcosa di utile, di seguire i propri ideali sfidando il potere.

Tabucchi, con uno stile semplice e incisivo, descrive una società in crisi che, segnata dal diffondersi dei totalitarismi, sta perdendo i propri valori ma che allo stesso tempo tenta di riprendere possesso della propria identità, tornando a lottare per la libertà.
Raccontando la metamorfosi di Pereira, o meglio la sua catarsi, il risveglio della coscienza dell'uomo comune, l'autore manda un messaggio forte (che non definirei troppo banale) di impegno civile contro la violenza e i soprusi.
Un bel libro che scorre velocemente ma che lascia una traccia profonda. è una di quelle letture che, in un modo o nell'altro, ti segnano. 

Qui non si tratta di fare cronaca, signor Pereira, ma di fare la Storia!

(Mi rendo conto che forse questa "recensione" è un po' lunga! Quindi ti ringrazio se sei arrivato fin qui.
Se ancora non si è capito la lettura di questo romanzo è più che consigliata :D)

mercoledì 4 dicembre 2013

Addio alle armi - Ernest Hemingway

In questo romanzo, pubblicato nel 1929, Hemingway ci racconta la storia di Frederic Henry, un giovane tenente americano che, durante la prima guerra mondiale, partecipa sul fronte meridionale come conducente di ambulanze.
Il protagonista del romanzo ha molto del suo autore. La storia raccontata in Addio alle armi rispecchia parte della biografia di Hemingway, che aveva partecipato alla guerra in Italia prestando servizio per la Croce Rossa Americana e come Frederic era stato ferito, ricoverato in un ospedale milanese, e aveva avuto una storia d'amore con un'infermiera.
L'opera cerca di ritrarre il quadro generale del fronte italiano e la vita dei soldati in guerra, ma si concentra in particolare sull'esperienza personale del tenente americano e sulla storia d'amore che egli ha con la giovane infermiera inglese Catherine Barkley.

Addio alle armi: romanzo di amore e guerra e, aggiungerei, anche di morte. è impossibile non parlare di morte in riferimento alla guerra e ben presto anche Frederic, dapprima mosso da forti ideali e spirito di eroismo, si renderà conto dell'inutile brutalità del conflitto armato.
E tra i numerosi soldati al fronte, egli non è di certo l'unico a prenderne coscienza. Ben presto si farà sempre più evidente il malcontento dei soldati italiani, che nonostante la propaganda del governo e i tentativi di censura, dilaga e spinge i giovani combattenti ad episodi frequenti di autolesionismo, ammutinamento e diserzione.
Sono tutti stanchi di questa guerra logorante, nessuno vuole combattere, nessuno riesce più a comprenderne le motivazioni e se non fossero costretti, i soldati lascerebbero senza esitare le armi per tornare a casa.
Anche Frederic farà la sua pace separata, darà il suo addio al conflitto. Emblematico è il momento in cui egli, nella fuga che lo porterà da Catherine, afferma: "Stavo andando a dimenticare la guerra."

Nella prima parte del romanzo, Hemingway si concentra sull'esperienza bellica, anche se man mano che la storia continua si fa sempre più profonda l'analisi psicologica e introspettiva del protagonista.
In questo quadro di morte e desolazione Frederic conosce l'amore, dapprima acerbo e passionale, poi sempre più intenso e autentico, per Catherine. Dopo la diserzione all'indomani della ritirata di Caporetto, il tenente americano fuggirà con la sua amata ma la storia, smentendo le mie aspettative, non avrà il lieto fine.
La figura di Catherine ha un significato simbolico: rappresenta per il protagonista l'esatto opposto della guerra, un universo di tranquillità e amore lontano dalle brutalità del conflitto e dalla morte.
Frederic rinuncia a tutto per il suo amore, alla fama, alla gloria, per rifugiarsi in un mondo di felicità a lungo desiderato. Eppure, nonostante i sacrifici del protagonista, nonostante l'allontanamento dalla guerra, egli non riuscirà a sfuggire al dolore e alla sofferenza.

F: "Lasciamo stare la guerra."  
C: "è molto difficile. Non c'è posto dove metterla."
F: "Lasciamola stare lo stesso."


Il titolo, nella versione originale, ha un doppio significato. Farewell to arms. "Addio alle armi", inteso come addio alla guerra e al conflitto e "Addio alle braccia", inteso come addio alla serenità e alla felicità dell'amore, e in questo senso si possono comprendere le due parallele esperienze di amore e morte vissute dal protagonista.

Prima di intraprendere questa lettura ero un po' scettica. Qualcosa mi diceva che lo stile di Hemingway non mi sarebbe piaciuto e che i suoi temi mi avrebbero annoiato. Arrivata all'ultima pagina di questo libro, invece, mi sono ricreduta: non solo ho trovato il suo stile essenziale adatto alla narrazione, ma anche la stessa storia mi ha coinvolto come non avrei mai immaginato.
Forse l'essere partita con aspettative bassissime mi ha permesso di apprezzare di più questo romanzo, ma quello che è certo è che dopo aver conosciuto Hemingway leggendo la sua seconda opera, leggerò presto qualcos'altro di lui.

La storia di Frederic Henry è una storia dolorosa, di un'esistenza sofferta a tratti investita da momenti di gioia e serenità. Alla fine di tutto però resterà solo un grande vuoto, molto più doloroso della guerra, incolmabile, inevitabile conseguenza di una sterilità di sentimenti ed emozioni portata dal primo conflitto mondiale.
Se la gente porta tanto coraggio in questo mondo, il mondo deve ucciderla per spezzarla, così naturalmente la uccide. Il mondo spezza tutti quanti e poi molti sono forti nei punti spezzati. Ma quelli che non spezza li uccide. Uccide imparzialmente i molto buoni e i molto gentili e i molto coraggiosi. Se non siete fra questi potete esser certi che ucciderà anche voi, ma non avrà una particolare premura.


domenica 20 ottobre 2013

Prossime Letture

Quando, mesi e mesi fa, ho aperto questo blog ero decisa a pubblicare post con costanza e magari anche un po' di coerenza. Ebbene, la mia determinazione, in questo caso, si è persa tra buoni propositi (sempre impossibili da mantenere), estati impegnative tra sole, pigrizia e numerosi viaggi su e giù per l'Italia, un settembre all'estero e un ritorno a scuola e allo studio che mi ha completamente azzerato le energie.
Oggi ho deciso: devo scrivere qualcosa!
Dato che il tempo che ho a disposizione non è moltissimo e non mi va di fare una recensione superficiale e sbrigativa di qualche libro, vi presento le prossime letture che farò e che, studio permettendo, cercherò di portare a termine entro la fine dell'anno.
Lo so, lo so... questo post serve a me come promemoria per dirmi "Ehi, Giulia! Leggi prima questi libri, poi magari concediti una giornata di shopping in libreria". (Avrei potuto fare un project ten books ma so già che non lo concluderei mai). Lo pubblico comunque, nella speranza che alcuni di questi titoli possano incuriosirvi.

Cecità di José Saramago.
Nuovo acquisto nella mia libreria, questo libro, uno dei più famosi di Saramago, era nella mia wishlist probabilmente sin da quando mi sono iscritta ad anobii.
Sul retro di copertina: "Non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che, pur vedendo, non vedono."












L'orda di Gian Antonio Stella.
Il sottotitolo di questo saggio è "quando gli albanesi eravamo noi." L'argomento principale, facilmente intuibile, è l'emigrazione che ha interessato il popolo italiano dalla fine dell'800 fino ad arrivare a pochi decenni fa. Il tema è fortemente attuale e credo che sia un libro che tutti i giovani dovrebbero conoscere, perché purtroppo c'è molto ignoranza riguardo alla storia del nostro popolo e riguardo a quello che hanno vissuto i nostri nonni.




In territorio nemico. Sic
Di questo libro ho sentito solo pareri positivi e poi il fatto che si tratti di un esperimento di scrittura collettiva (gli autori sono 115) mi incuriosisce troppo. Per non parlare poi del tema della Resistenza... So già che probabilmente mi priverò di ore e ore di sonno per portare a termine questa lettura. Ho letto in anteprima alcuni capitoli e già mi piace! (Ma poi... quanto sono belle le edizioni della minimum fax?)










Che tu sia per me il coltello di David Grossman 
Ho già tentato, più di un anno fa, la lettura di questo libro che mi aveva sempre attirato molto. Purtroppo non era il momento giusto, ma dato che di Grossman ho già letto e apprezzato Qualcuno con cui correre gli darò una seconda possibilità.


Il deserto dei tartari di Dino Buzzati 










Il buio oltre la siepe di Harper Lee



Questi due romanzi sono nella mia libreria di tempo immemore. Delle volte senti solo che è arrivato il momento!


Aspetto i vostri consigli!




giovedì 8 agosto 2013

Sulla strada - Jack Kerouac

«Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»
«Dove andiamo?»
«Non lo so, ma dobbiamo andare».
Jack Kerouac scrisse il romanzo "On the road" nell'aprile del 1951, in sole tre settimane.
Dopo aver viaggiato per sette anni lungo il territorio americano e aver registrato tutte le sue emozioni e le sue impressioni, Kerouac si mette davanti alla macchina da scrivere e butta giù un rotolo di 36 metri.
Sì, proprio un rotolo. Per non interrompere il flusso dei suoi pensieri decide di non utilizzare dei classici fogli ma si procura un rotolo di carta per telescrivente, lo infila nella sua macchina da scrivere e ne esce fuori quello che viene considerato, da sempre, il manifesto della beat generation.
Il rotolo originale, la prima stesura del romanzo, dovette aspettare qualche anno prima di essere pubblicata e, a condizione che l'autore modificasse i nomi dei personaggi e censurasse alcuni passaggi, il romanzo fu stampato  nel settembre del 1957.


"Sulla strada" è  un romanzo autobiografico. Dietro il nome protagonista, Sal Paradise, si nasconde infatti lo stesso Kerouac che ci racconta, attraverso i viaggi da lui compiuti, l'America del dopoguerra e soprattutto la vita di un'intera generazione di artisti e poeti.
Ritroviamo nel romanzo molti personaggi che appartengono al gruppo di amici di Jack, primo fra tutti colui che sarà il suo compagno di viaggio, Dean Moriarty, ossia Neal Cassady.

"Un figlio del West e del sole, Dean. Nonostante la zia mi avesse avvertito che mi avrebbe messo nei guai, sentivo una nuova voce che mi chiamava e vedevo un nuovo orizzonte, e ci credevo, giovane com'ero; e che importanza poteva avere qualche piccolo guaio, o che Dean mi rifiutasse alla fine, come infatti sarebbe successo, sui marciapiedi di fame e letti di malattia - che importanza poteva avere? Ero un giovane scrittore e volevo andare lontano. Sapevo che a un certo punto di quel viaggio ci sarebbero state ragazze, visioni, tutto; sapevo che a un certo punto di quel viaggio avrei ricevuto la perla."

Ci ritroviamo così guidati da Sal e Dean per le strade d'America, da est ad ovest, e poi di nuovo ad est, e ancora ad ovest, arrivando addirittura in Messico, in un viaggio che sembra non finire mai, alla scoperta di una nazione profondamente ferita, di una generazione che sembra ormai priva di qualsiasi punto di riferimento, di questi giovani che vagano alla disperata ricerca di quel qualcosa che sembra indefinito e vago, e lo ricercano in una vita in costante movimento, da nomadi, lo ricercano nell'alcol, nel sesso, nella musica jazz e nella droga.

"Noi due insieme, Sal, potremmo girare il mondo intero con una macchina come questa perché è chiaro, amico mio, basta seguire la strada e prima o poi si fa il giro del mondo. Non può finire in nessun altro posto, no?"

Ho terminato già da un po' questa lettura eppure non riesco ancora a capire quanto questo romanzo mi sia piaciuto.Sarà stato forse per i personaggi che a volte non riuscivo a comprendere e a volte mi risultavano antipatici (vedi alcuni comportamenti di Dean), o forse sarà stato proprio per questo loro viaggio che non riuscivo veramente a capire dove volesse portare. Ero certa che il romanzo mi avesse lasciato qualcosa eppure non mi era chiaro cosa, ne tanto meno quanto valore avesse per me.Allora ho cercato di conoscere meglio l'autore e il periodo in cui è vissuto e mi sono resa conto di come sia difficile apprezzare a fondo quest'opera senza contestualizzarla adeguatamente. Preso così, questo libro, con superficialità, senza conoscere cosa c'è stato prima e cosa dopo, rischia di risultare nient'altro che il racconto di un gruppo di nullafacenti, ubriaconi e tossici che si affannano in avventure poco legali e fuori dal normale alla ricerca di divertimento. Comprendendo invece il "tutto", ossia quello che c'è intorno all'opera di Kerouac si scopre che "Sulla strada" è molto di più di quello che sembra.

Non si può andare avanti sempre così... con questa frenesia, questo correre avanti e indietro. Dobbiamo andare da qualche parte, trovare qualcosa.

Ma qual è il vero motivo di questo viaggio? Che cosa cercano?Fernanda Pivano, in un'intervista a Kerouac, domanda: ma cosa vuoi? Che cosa cerchi?Jack, che era ubriaco anche durante quell'intervista, risponde: voglio che Dio mi mostri il suo volto.
Non è semplice comprende cosa spinga questi giovani a mettersi sulla strada.
La loro insoddisfazione nasce dal rifiuto di una realtà sociale in cui non si rispecchiano, che è troppo lontana da loro e che per questo motivo rigettano.

La loro non è una rivoluzione, ma una fuga. Non una fuga fine a se stessa, non un semplice scappare ma una mettersi in cerca di quel qualcosa che assume caratteristiche vaghe e indefinite e che si potrebbe semplicisticamente ridurre al senso della vita.
Nella prefazione al romanzo, scritta da Fernanda Pivano, ho trovato numerosi spunti di riflessioni illuminanti.
"Di solito la loro è una resistenza passiva alle influenze della società costituita; della droga e dell'alcol si servono nell'illusione di poter scoprire attraverso una esaltazione momentanea "il perché" di tutte le cose, e del jazz sono forse fanatici cultori per ragioni simili a quelle che ispiravano i selvaggi a cercare i ritmi violenti e ossessivi un mezzo per liberarsi dall'angoscia di un mondo misterioso e spaventevole."

Il vivere alla giornata, la ricerca del contatto con nuove persone e nuovi luoghi sono finalizzati al tentativo di sopire quel bisogno incessante di riempire un vuoto, di una stabilità a lungo cercata.


"Nessuno sa cosa toccherà a nessun altro se non il desolato stillicidio della vecchiaia che avanza, allora penso a Dean Moriarty, penso perfino al vecchio Dean Moriarty padre che non abbiamo mai trovato, penso a Dean Moriarty."

Con uno stile narrativo definito "prosa spontanea" Kerouac, intende denunciare un malessere che molti come lui condividevano, ma che è un malessere ed un disagio "personale", che lo riguarda in prima persona. L'autobiografismo è una caratteristica peculiare di tutta l'opera di Kerouac, per questo per comprendere meglio Sal è sufficiente cercare di conoscere più a fondo Jack e anche quella che venne definita la beat generation, con cui veniamo in contatto in queste pagine.
Lo stesso Kerouac disse: "La beat generation è un gruppo di bambini all'angolo della strada che parlano della fine del mondo."
Il ritratto più efficace di questa generazione, di questa "gioventù bruciata" è stato forse dato dal poeta Allen Ginsberg, che ritroviamo nel romanzo come Carlo Marx, il quale scrisse una raccolta di poesie che prende il nome dalla più importante: Howl. Urlo.
Ginsberg scrisse in poesia un altro manifesto di questa generazione, presentando il ritratto di una gioventù silenziosa, incompresa, bisognosa di una guida per affrontare il viaggio della vita, una guida che questi giovani cercano in loro stessi, allontanandosi dalla società di massa. Tentano di risolvere il loro problema, il disagio che si è impossessato delle loro anime a modo loro, sperimentando, viaggiando e vivendo sempre al limite, alla disperata ricerca di quello che non trovano, del "Motivo di Tutte le Cose".


La strada è la vita.

sabato 15 giugno 2013

Non lasciarmi - Kazuo Ishiguro

Kathy, Tommy e Ruth sono i tre protagonisti del romanzo di Kazuo Ishiguro, scrittore giapponese di nascita ma inglese d'adozione.
Questi tre ragazzi vivono e crescono ad Hailsham, un collegio immerso nella campagna inglese, dove gli studenti vengono seguiti da tutori e insegnanti, e dove nascerà un profondo legame di amicizia tra i tre protagonisti.
Ma questo collegio non è una scuola normale, e gli studenti che vivono qui non sono come tutti i bambini.
Il loro destino è scritto già prima della loro "nascita" e per loro sembra impossibile opporsi.
Ci troviamo in un mondo diverso dal nostro, eppure spaventosamente simile.
Mi sono approcciata a questo libro senza leggere troppo sulla trama e sono felice di non aver cercato troppe informazioni. Il rischio spoiler è altissimo e ho preferito scoprire i retroscena di questo romanzo pagina dopo pagina.
Il romanzo procede così: Kathy, ormai adulta, ripercorre la sua vita fin dai tempi in cui studiava ad Hailsham e con continui salti temporali, descrizioni e narrazioni di episodi che hanno coinvolto lei ed i suoi amici, ci racconta cosa hanno vissuto, i loro sentimenti e le loro emozioni, e soprattutto ci rivela il vero significato di termini come "assistente" o "donatore" che nelle prime pagine del romanzo ci sembravano strani.
L'atmosfera creata da Ishiguro è a tratti onirica e irreale eppure i sentimenti e tutto ciò che provano i personaggi sono emozioni in cui possiamo riconoscerci e per certi aspetti simili alle nostre.
Non lasciarmi non è solo un romanzo anti utopico, che si concentra su temi politici, etici e sociali ma è soprattutto una storia d'amore, una grande storia d'amore.
L'amore raccontato in queste pagine è un amore profondo, vero e sincero che neanche l'assurdità del mondo e le forze oscure e superiori che lo governano riuscirà a distruggere.
Eppure, ciò che manca in questo romanzo, che è anche ciò che mi ha spiazzato e mi ha ferito maggiormente, è la lotta.
C'è rassegnazione nell'animo dei personaggi, cresciuti e istruiti probabilmente ad accettare il loro destino senza opporre alcuna resistenza. Non c'è volontà di salvarsi, di sfuggire al loro destino e non c'è neppure la consapevolezza della possibilità in qualche modo di farlo. L'unico tentativo sarà quello di tentare di rinviare la loro fine, eppure questa piccola illusione non gli darà neppure la forza per cercare un'altra via per la salvezza, un modo alternativo che i protagonisti sanno già che non esiste, ma in cui io, come lettrice, non ho potuto fare a meno di sperare.

"Così quella sensazione mi afferrò di nuovo, sebbene cercassi di allontanarla: la sensazione che fosse ormai troppo tardi; che c'era stato un tempo in cui tutto avrebbe avuto un senso, ma che avevamo perso l'occasione, e che ci fosse qualcosa di ridicolo, di riprovevole addirittura, nel modo in cui stavamo pensando e pianificando il futuro."

Non lasciarmi è un romanzo doloroso, profondo, che non lascia indifferenti.
Lo stile di Ishiguro e le sue scelte narrative potranno non conquistare tutti ma è impossibile non trovare all'interno di questo libro almeno uno spunto di riflessione.
Il progresso scientifico, le scoperte in ambito medico destinate a migliorare le condizioni di vita non possono prescindere dall'etica e tanto meno dal rispetto per la vita e per la dignità degli esseri umani.
Il romanzo ci spinge a interrogarci soprattutto su cosa vuol dire essere un uomo, su cosa ci rende davvero umani e sopratutto su cosa ci da il diritto di servirci di altri esseri per aiutare noi stessi, su come si possano acquistare organi come se fossero in vendita sul banco di un mercato fingendo di non sapere da dove provengano, e sopratutto se al giorno d'oggi dobbiamo temere un pericolo del genere o c'è ancora fiducia nella coscienza e nell'etica umana.

"Stavo parlando con uno dei miei donatori l'altro giorno, che si lamentava di come i ricordi, anche i più preziosi, svanissero sorprendentemente in fretta. Però io non sono d'accordo. I ricordi che mi sono più cari, mi sembra che non svaniranno mai."

Nel 2010 è stato realizzato l'adattamento cinematografico diretto da Mark Romanek.
Ruth è stata interpretata da Keira Knightley, Tommy da Andrew Garfield e Kathy da Carey Mulligan.
Nonostante abbia preferito il romanzo, anche il film merita e non mi è affatto dispiaciuto;"azzeccata", secondo me, la scelta degli attori.

Dal film: "Non avrei mai immaginato che le nostre vite, fino ad allora così intrecciate, potessero distanziarsi tanto rapidamente. Se l'avessi saputo prima le avrei tenute più strette, senza permettere a forze invisibili di separarci."


Spoiler
"Continuo a pensare a un fiume da qualche parte là fuori, con l'acqua che scorre velocissima. E quelle due persone nell'acqua, che cercano di tenersi strette, più che possono, ma alla fine devono desistere. La corrente è troppo forte. Devono mollare, separarsi. è la stessa cosa per noi. è un peccato, Kath, perché ci siamo amati per tutta la vita. Ma alla fine non possiamo rimanere insieme per sempre" 


Piccola nota: la copertina dell'edizione Einaudi è qualcosa di meraviglioso.

lunedì 11 febbraio 2013

Books & Movies 2013

Spulciando tra le novità cinematografiche del 2013 ho trovato alcuni titoli interessanti. Quelli che vi segnalo in questo post sono tutte pellicole tratte da romanzi, più o meno recenti, che ho letto o che ho intenzione di leggere (soprattutto in previsione del film).

Beautiful Creatures (Di cui vi parlo qui)


Anna Karenina
Purtroppo non ho ancora letto il romanzo di Tolstoj, e vista la mole dell'opera ed il poco tempo a disposizione dubito di riuscire a leggerlo prima del 21 febbraio 2013, data dell'uscita del film. Ciò non toglie che probabilmente andrò lo stesso al cinema contravvenendo alla regola "leggi prima il libro" che di solito rispetto ossequiosamente (motivo per cui non faccio in tempo a vedere molti film).
La regia è di Joe Wright (regista di Orgoglio e Pregiudizio) e nel cast ci sono Keira Knightley, Matthew MacFadyen, Kelly Macdonanld, Jude Law e Aaron Taylor-Johonson (che per me è legato al ricordo del film Gli ostacoli del cuore con Pierce Brosnan e Susan Sarandon). Sarei andata a vederlo anche solo per lui. Non voglio avere grandi aspettative su questo film perché dopo aver visto il trailer  temo vengano deluse. (Non mi ha convinto molto).


Il grande gatsby
Questo, come Anna Karenina, è uno di quei romanzi che è in wishlist da anni ma che, per un motivo o per l'altro, non ho mai letto e nemmeno acquistato. Urge rimediare al più presto, certamente prima dell'uscita dell'adattamento cinematografico prevista per il 16 maggio 2013.
Appena ho sentito il nome di Leonardo Di Caprio ho pensato "non posso non vederlo". (Occhi a cuoricino e sospiro sognante.)
Nel cast Carey Mulligan, anche lei protagonista del film Gli ostacoli del cuore (vedi sopra). Forse devo rivederlo.
E c'è anche il nostro caro Spiderman, Tobey Maguire.
La regia è di Baz Luhrmann e il romanzo, per chi non lo sapesse (non ci sarebbe bisogno di dirlo), è di Francis Scott Fitzgerald.



The Host
E' tratto da L'ospite di Stephenie Meyer. Ho letto questo romanzo parecchi anni fa, agli inizi della mia adolescenza, dopo aver terminato la saga di Twilight. Non ho un ricordo molto nitido. Me l'avevano prestato ma non ho intenzione di rileggerlo prima dell'uscita del film, che negli Stati Uniti è prevista per il 29 marzo.
Ricordo che, nonostante non mi avesse conquistata particolarmente, era stata una piacevole lettura.
La storia parla di un mondo post apocalittico abitato da alieni, in cui gli umani sono stati annientati e vengono utilizzati come "contenitori" per gli alieni che occupano i loro corpi.
Il trailer non mi sembra male, anche se l'attrice principale Saoirse Ronan non mi convince molto. Max Irons invece mi invoglia un pochino a vedere il film.
La regia è di Andrew Niccol.




The Mortal Instrument: City of Bones
Il film è tratto dal romanzo di Shadowhunters - Città di ossa, primo volume della saga fantasy The Mortal Instrument, scritta da Cassandra Clare. Questi romanzi mi hanno sempre incuriosito ma, visti i pareri discordanti letti a riguardo non li ho mai letti. Probabilmente non lo farò presto e vedrò prima il film, che uscirà negli Stati Uniti ad agosto 2013. Regia di Haral Zwart. Il cast è composto da Lily Collins (tanto carina ma con delle sopracciglia improponibili), Jamie Campbell Bower che ha recitato in Sweeney Todd, Harry Potter e i doni della morte e nella saga di Twilight, e Robert Sheehan che interpreta Nathan in Misfits.